Alessandro Manzoni

Milano 1785 – 1873

Lecco ed i suoi territori sono legati al primo storico e massimo romanzo della letteratura italiana de: “I Promessi Sposi”. Furono certamente i suoi soggiorni estivi, passati durante la giovinezza nella villa al “Caleotto”, di proprietà della famiglia, che ispirarono l’idea del romanzo. Nella descrizione minuziosa dei luoghi, delle contrade, della natura, delle case, dei palazzi, seppur non citati con esattezza l’occhio di chi ”…è cresciuto tra voi…..” non può non riconoscere i “paeselli sparsi qua e la”, oggi inglobati in una città enormemente cambiata in cui i prati, i campi e le stradine che univano le borgate sono andati perduti. Dall’ottobre 1891, nell’omonima piazza, si erge il monumento in bronzo alla cui base gli altorilievi raffigurano: il rapimento di Lucia, la morte di Don Rodrigo al lazzaretto, il matrimonio dei Promessi.

 

Mario Cermenati

Lecco 1868 – Castelgandolfo 1924

E’ dedicata dal 1927 la vecchia “Piazza del Grano”. IlMario Cermenati monumento in bronzo venne sostituito da quello attuale in marmo nel 1943, in seguito alla requisizione del bronzo avvenuta in epoca fascista. Studioso ed uomo politico occupò la cattedra di geologia e paleontologia di Roma nonché successivamente quella di storia delle scienze naturali. Ricoprì ruoli di sottosegretario di Stato in alcuni ministeri nei governi “Boselli e Orlando” (1917). Raccoglie un vastissimo numero di pubblicazioni su Leonardo, così da costruire un'eccezionale biblioteca vinciniana, andata purtroppo dispersa dopo la sua morte. Fondò ”l’Istituto di Studi Vinciani” nonché la rivista “La Miniera Italiana” dedicata alla ricerca delle risorse minerarie e degli idrocarburi. Durante l’incarico al Ministero dell’Agricoltura, nel 1920, fu fautore della costituzione del parco nazionale del “Gran Paradiso”.

Curiosità

Alcuni appartenenti alla “Scapigliatura Lombarda” (Ponchielli, Ghislanzoni, Boito ed altri), insieme al deputato Cermenati, costituirono il “Gruppo Enigmofili di Lecco con pubblicazioni dal 1885 sul periodico, a dir il vero di bassa tiratura, “La palestra Enigmistica”. Appartenente al gruppo era Giuseppe Airoldi (nato a Lecco nel 1861) che per primo aveva ideato le “parole incrociate”. Nel 1890 con uno pseudonimo “Inno Minato Monza” (chiaramente d’ispirazione manzoniana) veniva pubblicato il primo cruciverba sul Secolo Illustrato della Domenica, in seguito con la Domenica del Corriere il cruciverba ebbe una sempre maggiore divulgazione.

Antonio Stoppani (Abate)

Lecco 1824 – Milano 1891

Figlio di agiati commercianti, entra in Seminario a Lecco, coetaneo e compagno di Antonio Ghislanzoni prende parte alle cinque giornate di Milano ed alla prima guerra d’indipendenza. Appassionato fin da ragazzo di geologia (i monti Lecchesi erano le frequenti mete delle sue passeggiate alla ricerca di fossili) nel 1848, dopo essere stato ordinato sacerdote, insegnò a Pavia ed a Firenze. A Milano, oltre all’insegnamento, diresse il museo di scienze naturali. Scienziato e scrittore, subì a causa delle sue idee liberali, un allontanamento temporaneo dall’insegnamento dal governo austriaco. Scrisse alcune opere di geologia, saggi e versi. L’opera più famosa è “Il Bel Paese”, nella quale, attraverso la descrizione dei luoghi e delle bellezze italiane viene stimolata una coscienza unitaria italiana. La città di Lecco gli ha dedicato nel 1927 un bel monumento sul lungo lago.



Antonio Ghislanzoni

Lecco 1824 (Lecco) – Caprino Bergamasco 1893

A lui è dedicata la via che collega il centro al rione di Pescarenico, nonché un busto, aAntonio Ghislanzoni dire il vero un po’ dimenticato, in un angolo della passeggiata a lago e da due lapidi, una posta sulla casa natale, l'altra all'interno del Teatro. Medico e direttore dell'ospedale di Lecco, fu anche patriota repubblicano. Anzichè dedicarsi agli studi medici si occupò del canto diventando baritono. Persa la voce si dedica giornalista per i maggiori giornali milanesi, ed è autore di novelle in versi e romanzi, quali: Gli artisti da teatro, Angioli nelle tenebre; nonché ben ottanta libretti d’opera e tra questi l’Aida di Verdi. Con il successo e la notorietà raggiunta si ritirò a Maggianico ove spesso facevano visita i suoi numerosi amici letterati, musicisti come: Puccini, Ponchielli, Gomes, Ferdinando Fontana ed altri. Decide di ritirarsi a Caprino Bergamasco, e lì nel 1893 morì, dopo aver fornito a quella città il primo originalissimo giornale, La posta di Caprino.



Giuseppe Bovara

Lecco 1781 – 1873

Frequenta la scuola dei Barnabiti di S. Alessandro, concludendo il corso inferiore di Brera nel 1800 e laureandosi in ingegneria all’Università di Pavia nel 1803.

Si dedicò alla stesura della carta topografica del Regno su incarico degli astronomi di Brera. Venne a contatto con la grandiosità dell’arte romana grazie ad alcune amicizie conosciute durante il suo soggiorno a Roma. Con la morte del padre, avvenuta nel 1810, ritorna a Lecco dove intraprende la sua attività, impegnandosi principalmente nella realizzazione di opere pubbliche. Cura i restauri ed i progetti di molte chiese del territorio. Sua prima prova fu la chiesa di Valmadrera, segue i restauri e il progetto della facciata della chiesa di Malgrate, di Calolzio, di S. Rocco in Barco, del campanile di Villa D’Adda. Si dedicò alla trasformazione della chiesa di S. Nicolò. Si adoperò per la sistemazione dei portici in Piazza XX Settembre, alla costruzione del Teatro in luogo decentrato rispetto al vecchio nucleo, disegnando una nuova piazza e concependo un nuovo centro. Nella nuova piazza non sorgerà la basilica da lui progettata ed il teatro risulterà ridimensionato rispetto al progetto ideato. Altra opera compiuta solo in parte sarà l’Ospedale.

Si adoperò anche nell’edilizia signorile con la realizzazione di alcune ville e fu il primo a stendere un piano regolatore della città. Oltre all’architettura dedicò le sue doti anche nella regolazione delle acque, nei macchinari per l’industria serica.

Gran cultore dell’arte trasformò la sua casa in un piccolo museo sempre a disposizione dei visitatori appassionati.

Morì nella sua casa in contrada di Porta Nuova oggi a lui dedicata. Dieci anni dopo la sua morte verrà portata a compimento la facciata della Basilica di S. Nicolò, seguendo uno dei suoi disegni.



Carlo Mauri

Rancio di Lecco (25 marzo 1930) - Lecco (31 maggio 1982)

Alpinista, esploratore e fotoreporter ha percorso con la stessa intensa passione le ascensioni in Grignetta sino alle stremità della terra. Collaboratore di riviste di montagna fu uno dei soci fondatori del "Gruppo Ragni Grignetta" ed ha contribuito a far conoscere il nome di Lecco nel mondo. Fu uomo dell'alpinismo estremo, nonché viaggiatore nelle immense desertiche glaciazioni dell'antartico, nelle steppe sulle tracce del Milione, nell'immensità dell'Atlantico. Tra le prime ascensioni sono da ricordare la prima invernale della via Comici alla Cima Grande di Lavaredo, nel febbraio del 1953, nonchè la prima solitaria alla Poire nel gruppo del Monte Bianco. Numerose le sue imprese: nel 1956 spedizione in Patagonia con la scalata del Monte Sarmiento, e della vetta del Gasherbrum in Pakistan (raggiunta insieme a Bonatti), nel 1959 compie la traversata della grande foresta equatoriale e sale la Punta Alessandra del Ruwenzori. Nel 1960 è con l'esplorazione dei fiordi della Groenlandia raggiungendo le montagne del Circolo Polare Artico. Dopo un periodo di inattività per problemi di salute, nel 1966 è con la spedizione "Città di Lecco" alla "Terra del Fuoco" per conquistare la cima del Buckland, nonché i quasi 7.000 metri dell'Acongagua. Nel medesimo anno scala la cima peruviana del nevado Uruasharju nella Cordillera Blanca, nonchè poi risalire, sempre nel 1966, con il missionario Augusto Gianola, anch'egli di Lecco ed amico d'infanzia, una parte del Rio delle Amazzoni attraversando zone inesplorate. Nel 1967 attraversa zone riservate agli aborigeni in Australia ed è sui monti della Nuova Guinea e della Nuova Zelanda. Nel 1968 è a capo di una spedizione scientifico-alpinistica organizzata dal CAI Nazionale in Antartide. Nel 1969 tenta con Thor Heyerdhal la traversata dell'atlantico con la barca di papiro RA I, impresa fallita ma portata a termine con successo l'anno seguente con la barca RA II. Nel 1972-73 ripercorre a dorso di cavallo insieme al figlio quattordicenne Luca, sulle orme del Milione, "la via della seta" da Venezia a Pechino. Un lunghissimo viaggio sponsorizzato dalla RAI e dal "Corriere della Sera" che purtroppo si interrompe al confine afgano-cinese in quanto il governo cinese non autorizza la spedizione ad entrare nel loro territorio. Per produrre film per conto della RAI, nel 1975 si reca in Africa ed in America. Per il miglior documentario di alpinismo riceve il premio "Genziana d'oro" nel 1977 al Festival internazionale della montagna "Città di Trento". Affronta ancora negli anni seguenti alcune asperità, per produrre documentari e filmati, e mentre un pomeriggio di maggio del 1982 sta salendo la ferrata del Pizzo d'Erna viene sorpreso da un infarto.