I Luoghi Manzoniani

         

I paesaggi manzoniani sono sempre accostati alla spiritualità dei perVilla Manzonosonaggi con cui ne viene aperta la dStemma famiglia Manzoniescrizione: così fra’ Cristoforo per il convento di Pescarenico e la casetta dove viene aspettato, Lucia con il suo animo spiega l’Addio ai Monti, la turbolenza dell’animo dell’innominato fotografa il luogo della sua dimora.

La famiglia Manzoni si trasferì nella villa nel 1620 apportando nel contempo modifiche  fino alla ricostruzione dello stabile ad opera dell’arch. Abate Giuseppe Zanoja. Venne ceduta nel 1818 alla famiglia Scola e successivamente al comune di Lecco. Nella villa è compresa una cappella dell’Assunta, di opera neoclassica, ove riposano le spoglie del padre del romanziere morto nel 1807. 

Il luogo è raggiungibile con i bus delle line urbane n. 3 - 4 – 8. 


Introduzione

Da “I Promessi Sposi”:

Quel Ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto seni e golfi, a seconda dello sporgere e rientrare di quelli, vien quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all’occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa , e l’Adda ricomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l’acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e nuovi seni. La costiera, formata dal deposito di tre grossi torrenti, scende appoggiata a due  monti contigui, l’uno detto di San Martino, l’altro, con voce lombarda, il Resegone, dai suoi molti cocuzzoli in fila.            

Lecco, la principale di quelle terre, e che dà nome al territorio, giace poco discosto dal ponte, alla riva del lago, anzi viene in parte a trovarsi nel lago stesso, quando questo ingrossa: un gran borgo al giorno d’oggi, e che s’incammina a diventar città….

Un brutto incontro

Da “I Promessi Sposi”:

…Per una di queste stradiciole, tornava bel bello dalla passeggiata verso casa, sulla sera del giorno 7 novembre dell’anno 1628, don ATabernacolobbondio, curato d’una delle terre…Dopo la voltata, la strada correva diritta, forse un sessanta passi, e poi si divideva in due viottole a foggia d’un ipsilon…i due muri interni delle due viottole, in vece di riunirsi ad angolo, terminavano in un tabernacolo, sul quale eran dipinte certe figure lunghe, serpeggianti, che finivano in punta… Il curato, voltata la stradetta, e drizzando, com’era solito, lo sguardo al tabernacolo, vide una cosa che non s’aspettava, e che non avrebbe voluto vedere. Due uomini stavano, l’un dirimpetto all’altro, al confluente, per dir così, delle due viottole: un di costoro, a cavalcioni sul muricciolo basso, con una gamba spenzolata al di fuori, e l’altro piede posato sul terreno della strada; il compagno in piedi, appoggiato al muro, con le braccia incrociate sul petto….Avevano entrambi intorno al capo una reticella verde, che cadeva sull’omero sinistro, terminata in una lunga gran nappa, e dalla quale usciva sulla fronte un enorme ciuffo: due lunghi mustacchi arricciati in punta: una cintura lucida di cuoio, e a quella attaccate due pistole; un piccol corno ripieno di polvere, cascante sul petto, come una collana: un manico di coltellaccio che spuntava fuori d’un taschino degli ampi e gonfi calzoni, uno spadone, con una gran guardia traforata a lamine d’ottone, congegnate come cifra, forbite e lucenti: a prima vista si davano a conoscere per individui della specie de’ bravi.

Il tabernacolo dei bravi è da riconoscersi nella “Cappelletta di via Croce” situata sotto Acquate sulla strada per Germanedo. Per ragioni viabilistiche una delle due strade sono state allargate e il tabernacolo spostato di qualche metro rispetto alla posizione originale. Rimane una delle due viottole con i muri interni alti. Il luogo è raggiungibile con le linee urbane n. 4 e 5.

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