Da “I Promessi Sposi”:
Il
barcaiolo, puntando un remo alla proda, se ne staccò;
afferrato poi l’altro
remo, e vogando a due braccia, prese il largo, verso la spiaggia
opposta. Non t
irava
un alito di vento; il lago giaceva liscio e piano, e sarebbe parso
immobile, se
non fosse stato il tremolare e l’ondeggiar leggiero della
luna, che vi si
specchiava da mezzo il cielo…I passeggieri silenziosi, con
la testa voltata
indietro, guardavano i monti, e il paese rischiarato dalla luna, e
variato qua e
là di grand’ombre. Si distinguevano i villaggi, le
case, le capanne: il
palazzotto di don Rodrigo, con la sua torre piatta, elevato sopra le
casucce
ammucchiate alla falda del promontorio, pareva un feroce che ritto
nelle
tenebre, in mezzo a una compagnia d’addormentati, vegliasse,
meditando un
delitto. Lucia li vide, e rabbrividì, scese con
l’occhio giù giù per la
china, fino al suo paesello, guardò fisso
all’estremità, scoprì la sua
casetta, scoprì la chioma folta del fico che sopravanzava il
muro del cortile,
scoprì la finestra della sua camera; e, seduta,
com’era, nel fondo della
barca, posò il braccio sulla sponda, posò sul
braccio
la
fronte, come per dormire, e pianse segretamente.
Addio, monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a che è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l’aspetto de’ suoi più famigliari; torrenti, de’ quali distingue lo scoscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e biancheggianti sul pendìo, come branchi di pecore pascenti; addio! Quanto è tristo il passo di chi, cresciuto tra voi, se ne allontana!
Il luogo potrebbe essere individuato nella zona di Pescarenico, poco discosto dall’abitato dei pescatori. Da li era possibile vedere i monti che fanno corona a Lecco e scendere giù giù con lo sguardo come descritto dal Manzoni. Oggi la zona è assai mutata dalle costruzioni che ne limitano lo sguardo, ultima opera che ne deturpa la memoria manzoniana è il nuovo ponte costruito a poca distanza per l’attraversamento cittadino.
Da “I Promessi Sposi”:
Da
un’alta finestra del suo castellaccio
,
guardava da qualche tempo verso uno sbocco della
valle…
…
Entrano nella valle. Come stava allora il povero don Abbondio! Quella
valle
famosa, della quale aveva sentito raccontar tante storie orribili,
esserci
dentro: que’ famosi uomini, il fiore della braveria
d’Italia… Si
inchinavano sommessamente al signore; ma certi visi abbronzati! Certi
baffi
irti! Certi occhiacci, che a don Abbondio pareva volessero dire: fargli
la festa
a quel prete?… Intanto s’andava avanti per un
sentiero sassoso, lungo il to
rrente:
al di là di quel prospetto di balze aspre, scure,
disabitate; al di qua quella
popolazione da far parer desiderabile ogni deserto: Dante non istava
peggio nel
mezzo di Malebolge.
Passan
davanti la Malanotte; bravacci sull’uscio, inchini al
signore, occhiate al suo
compagno e alla lettiga. Coloro non sapevan cosa si pensare…
Fanno la salita,
sono in cima. I bravi si trovan sulla spianata e sulla porta, si
ritirano di qua
e di là, p
er
lasciare il passo libero…
Salendo da Vercurago e superata la Valletta, dove alcune muraglie e torri proteggono l’eremo di S. Girolamo Miani, fondatore dei padri Somaschi, si erge la Rocca di Chiuso. Da un piazzaletto si accede, attraverso una porta, in un quadrilatero con una torre che guarda la valle di Somasca. Del castello resta ben poco a seguito dello smantellamento eseguito ad opera dei Francesi nel 1509. Si pensa che il Manzoni abbia tratto ispirazione per collocarvi la dimora dell’innominato in considerazione che il luogo era conosciuto un tempo come il Tremasasso, nome che ricorda i banditi che vi si annidarono nel Seicento e le aspre contese tra i due stati confinanti.
Probabilmente l’origine della fortezza è assai più antica e individuabile nella “Rocha de Leucho” che nel 1157 veniva protetta contro il Barbarossa.
Si può raggiungere il luogo con la linea urbana n. 1 fino a Chiuso poi… buona passeggiata.
Il Sarto
Da “I Promessi Sposi”:
…Il
cardinale lasciò andar la mano dell’innominato,
con il quale intanto aveva
concertato quello che dovevan
fare; si discostò un poco, e chiamò con un cenno
il curato della chiesa. Gli
disse in succinto di che si trattava; e se saprebbe trovar subito una
buona
donna che volesse andare in una lettiga al castello, a prender Lucia:
una donna
di cuore e di testa, da sapersi ben governare in una spedizione
così nuova, e
usar le maniere più a proposito, trovar la parole
più adatte, a rincorare, a
tranquillizzare quella poverina, a cui, dopo tante angosce, e tanto
turbamento,
la liberazione stessa poteva metter nell’animo una
confusione. Pensato un
momento, il curato disse che aveva la persona a proposito, e
uscì…
…La comitiva arrivò che le funzioni di chiesa non erano ancor terminate; passò per mezzo alla folla medesima non meno commossa della prima volta; e poi si divise. I due a cavallo voltarono sur una piazzetta di fianco, di fondo a cui era la casa del parroco; la lettiga andò avanti verso quella della buona donna.
La buona donna, fatta seder Lucia nel miglior luogo della sua cucina, s’affacendava a preparar qualcosa da ristorarla, ricusando, con una certa rustichezza cordiale, i ringraziamenti e le scuse che questa rinnovava ogni tanto.
…Tutt’a un tratto, si sente uno scalpiccio, e un chiasso di voci allegre. Era la famigliola che tornava di chiesa. Due bambinette e un fanciullo entran saltando; fermano un momento a dare un’occhiata curiosa a Lucia, poi corrono alla mamma e le s’aggruppano intorno: chi domanda il nome della sconosciuta, e il come e il perché… Era, se non l’abbiamo ancor detto, il sarto del villaggio, e de’ contorni, un uomo che sapeva leggere, che aveva letto in fatti più d’una volta il Leggendario de’ Santi, il Guerrin meschino e i Reali di Francia, e passava, in quelle parti, un uomo di talento e di scienza…
La casa del sarto è situata nel rione di Chiuso, sotto la rocca dell’Innominato. Questo luogo fu citato espressamente nel prima stesura del romanzo. Il vecchio nucleo mantiene la struttura antica con le piccole viuzze.
Raggiungibile con i bus della linea n. 1