Da “I Promessi Sposi”:
Il sole non era
ancor tutto apparso
sull’orizzonte, quando padre Cristoforo uscì dal
suo
convento di Pescarenico,
per salire alla casetta dove era aspettato. E’ Pescarenico
una
terricciola, sulla riva sinistra dell’Adda, o vogliam dire
del
lago, poco discosto dal ponte: un gruppetto di case, abitate la
più
parte da pescatori, e addobbate qua e là di tramagli e di
reti
tese ad asciugare. Il convento era situato (e la fabbrica ne sussiste
tuttavia) al di fuori, e in faccia all’entrata della terra,
con
in mezzo la strada che da Lecco conduce a Bergamo.
Il luogo descritto è quello che più è stato risparmiato dal mutare della città. Sono state mantenute le antiche viuzze e le casette sono ancora addossate le une alle altre con i piccoli cortili interni. L’antico convento, oggi parrocchiale dei SS. Lucia e Materno, si trova nel rione in piazza Padre Cristoforo. Del convento rimangono il cortile ed alcune celle.
Pescarenico è
raggiungibile con i bus della linea 1.
Il Palazzo di Don Rodrigo
Da “I Promessi Sposi”:
Il palazzotto di
Don Rodrigo sorgeva
isolato, a somiglianza
d’una bicocca, sulla cima d’uno de’ poggi
ond’è
sparsa e rilevata quella costiera. A questa indicazione
l’anonimo
aggiunge che il luogo (avrebbe fatto meglio a scrivere alla buona il
nome) era più in su del paesello degli sposi, discosto da
questo forse tre miglia, e quattro dal convento. Appiè del
poggio, dalla parte che guarda a mezzogiorno, e verso il lago,
giaceva un mucchietto di casupole, abitate da contadini di don
Rodrigo; ed era come la piccola capitale del suo piccol regno.
Bastava passarvi, per esser chiarito della condizione e de’
costumi del paese. Dando un’occhiata alle stanze terrene,
dove
qualche uscio fosse aperto, si vedevano attaccati al muro schioppi,
tromboni, zappe, rastrelli, cappelli di paglia, reticelle e
fiaschetti di polvere, alla rinfusa… Fra Cristoforo
attraversò
il villaggio, salì per una viuzza a chiocciola, e pervenne
sur
una piccola spianata, davanti al palazzotto…Due
grand’avvoltoi,
con l’ali spalancate, e co’ teschi penzoloni,
l’uno
spennacchiato e mezzo roso dal tempo, l’altro ancor saldo e
pennuto, erano inchiodati, ciascuno sur un battente del portone; e
due bravi, sdraiati, ciascuno sur una delle panche poste a destra e a
sinistra, facevan la guardia, aspettando d’esser chiamati a
goder gli avanzi della tavola del signore.
Sullo Zucco di Olate, una
collina fra la
valletta
del Volone e il corso del torrente Caldone. Già in un
dipinto
del pittore bresciano Aragone Aragonio del 1608 troviamo una villa
con una torre merlata. Forse quella torre, come tramandava la
tradizione, si riferiva al castello di Luera. I proprietari fuorono
diversi nobili e conti come gli Arrigoni, i Carpi, Salazar di origine
spagnola, i Ferrari e per ultimo fu anche ritrovo di patrioti
risorgimentali. La costruzione era il tipo di villa castello
utilizzata come residenza signorile di campagna. Era costituita da
due corpi ed all’interno c’era un cortiletto,
mentre sul
lato occidentale, verso Olate, si alzava una torre con grandi
finestre a bifora. La costruzione, che ispirò probabilmente
il
Manzoni per descrivere la casa di don Rodrigo, venne distrutta nel
1937 e la villa che oggi vi sorge assomiglia soltanto al palazzo.
Il luogo è raggiungibile con la linea urbana n. 2