Le fortificazioni di Lecco

Iprimi castelli di cui si abbia notizia sono quelli che i Celti, prima dell’arrivo dei Romani, avevano eretto sulle  alture delle montagne, in luoghi impervi e difficili da raggiungere. Essi erano formati però solo da un recinto di grosse pietre ed erano soprattutto il  simbolo dell’ unità di ogni tribù e contenevano un altare sacro.

Le indagini archeologiche pongono sul colle di Santo Stefano la prima fortificazione di Lecco, di epoca tardo romana o alto medioevale. In una vasta area sono stati identificati tratti di muratura probabilmente pertinenti a un “castrum”, formato da un recinto fortificato esterno, di forma pentagonale, costruito in pietre di calcare locale legate con malta.

Un secondo muro interno delimitava la parte alta del colle, dove vi sono tracce di torri, che di solito erano di forma quadrata e senza porta d’ingresso, (si entrava da un’apertura molto alta mediante scale a pioli che venivano poi ritirate) e di una cappella.

Nel 1790, durante la demolizione della cappella, fu rinvenuta una lapide con iscrizione, intitolata a un “presbyter Virgilus”, sepolto in quel luogo nel 535 d.C.

Poco più in alto, alle pendici del monte San Martino, è stato ritrovato un insediamento di cui sono riconoscibili alcune abitazioni, almeno dodici, scavate parzialmente nella roccia sono stati portati alla luce numerosi frammenti ceramici e frammenti di tegole e pietre oleari; questo insediamento risale al VI – VII secolo d.C.

Nel periodo romano si venne invece a preferire un altro sistema di fortificazione, la torre isolata di segnalazione. Una di esse è quella sulla collina di S.Stefano, a nord della chiesetta dei Cappuccini di viale Turati, oggi mezza diroccata. Lecco, allora chiamata Leucera, si trovava in una posizione a guardia di un incrocio di strade molto importanti. Infatti  passava la strada che da Milano risaliva verso i passi alpini di Chiavenna ed anche quella militare che da Bergamo si dirigeva su Como e le valli del Ticino.

Con il periodo  delle invasioni degli Ungari, all’inizio del X secolo nasce il primo castello a  Lecco. Questo era un recinto che stava intorno  al paese di Castello e serviva in realtà a proteggere i magazzini di raccolta dei prodotti della corte della città.

Nell’età comunale, che a Lecco sembra formarsi già nel 1073, il borgo sulla riva  del lago si rinnova, torna a essere il centro del comune: il suo porto si arricchisce di cantieri navali, il mercato assume un grande richiamo. Nel XII secolo il territorio viene fortificato in modo complesso. Il borgo viene cinto di mura e vengono rafforzate le torri a guardia del porto.

Nel 1335 Azzone Visconti conquista  Lecco. Nel 1336 fa costruire il ponte vecchio, che fu terminato nel 1338, una struttura molto bella e complessa. L’aspetto antico era diverso dall’attuale, perché era  stato progettato come fortezza galleggiante a guardia dell’Adda. Le arcate erano solo otto, ma per accontentare i comaschi, i quali pensavano che causasse una strozzatura del fiume e l’allagamento della loro città, fu scavato e allargato il letto del lago, e nel 1440 fu aggiunta un’arcata. Nel 1450 Francesco  Sforza portò le arcate a diciotto, ma i comaschi, non ancora contenti, nel 1489 fecero allargare di nuovo il letto del fiume. Si scavò moltissimo materiale il quale, una volta depositato, formò la zona del Lazzaretto.

Dopo le guerre combattute dal Medeghino, il ponte era rimasto piuttosto danneggiato, ma nei primi del seicento era stato ristrutturato su incarico degli Spagnoli.

Era munito di una rocchetta, una torre colombaia per i piccioni viaggiatori, una torre centrale e un’altra torre più grande verso Lecco, mentre le sue duetestate erano protette da un rivellino. Il ponte era ben difeso anche da ponti levatoi, posti in corrispondenza delle fortificazioni. Era armato da spingarde e con tre bombarde che lanciavano palle di pietra: una da 50 libre di gettata, la  seconda da 25 e la terza da 12 e mezza. Ospitava anche una propria guarnigione, formata da una ventina di uomini armati di balestra, ed aveva un proprio castellano.

Il ponte era anche uno strumento di esazione fiscale. Chi vi transitava doveva pagare un pedaggio, che era gestito da un consorzio di una dozzina di comproprietari appaltatori, nobili lecchesi e milanesi, oltre al convento delle benedettine.

Un affresco del 1529 che mostra il ponte con queste fortificazioni lo si può trovare esposto al castello di Melegnano. Il potere è dei signori di  Milano e quindi le fortificazioni del comune vanno lentamente in rovina, ma viene curato solo il borgo centrale, rafforzati e controllati con un efficiente servizio militare.

I Visconti cingono di nuove le mura del borgo di Lecco, aggiungendovi un castello sulla riva del lago, al quale giungono le strade di Milano e di Bergamo.

La Carta della Pieve di Lecco del 1608, di Aragonio allegata agli Atti della visita pastorale effettuata dal cardinale Federico Borromeo in quella data, ci consente di individuare tutte le chiese presenti sul territorio attorno alle quali si sono sviluppati gli agglomerati abitativi che contraddistinguono i futuri rioni di Lecco.

Sono ben distinguibili i tre torrenti: Gerenzone, con la deviazione della Fiumicella, Caldone e Bione.

Questi torrenti, brevi e tumultuosi che scendevano dalle montagne, permettevano lo sfruttamento dell’energia idraulica, l’unica disponibile.

I rioni costituivano un unico abitato policentrico in cui ogni agglomerato aveva una funzione specifica: dall’insediamento delle officine dedite alla lavorazione del minerale o della ghisa per Laorca, Malavedo, e San Giovanni, alla pesca per gli abitanti di Pescarenico, all’attività agricola mista al piccolo artigianato, come ad Acquate e Olate e Maggianico.