Basilica di San Nicolò

San Nicolò con le vecchie mura 1812Nel periodo altomedievale, quando Lecco era ancora borgo, la  basilica non era ancora dedicato a San Nicolò, solo in età comunale è accertabile l’intitolazione.   L’edificio venne ricostruito tra la fine dell’XI e l’inizio delXII secolo, proponeva uno schema architettonico romanico a tre navate,di cui la centrale la più alta è soffittata con tavole lignee dipinte. L’atrio laterale, in pietra molera, venne chiuso a fine Trecento e trasformato nella cappella di Sant’Antonio abate,ora battistero, che conserva pregevoli affreschi originali. Divenuta chiesa battesimale nel Quattrocento,  il San Nicolò subì trasformazioni significative a fine Cinquecento: dell’epoca è il magnifico fonte battesimale provvisto di  cibori ligneo a tempietto. L’edificio ebbe una nuova facciata, su disegno di Giovanni Maria Fontana, entro il 1774. Tra il 1830 e il 1862 divenne il cantiere principale dell’architetto Giuseppe Bovara, cui si devono, Acquasantiera inizio XII secolo sostanzialmente, l’impianto e la fisionomia attuale della chiesa. I Lecchesi volevano dotare la loro  basilica di un campanile che fosse simbolo e vanto della loro chiesa e della loro città, sostenuti dal Prevosto di Lecco, Antonio Mascari. L'incarico di redigere il progetto fu affidato all'ingegnere Gattinoni. Il campanile fu eretto sopra un baluardo circolare, una volta torione della vecchia fortezza del borgo.  Purtroppo nel 1894 i lavori vennero interrotti per mancanza di fondi. Per portare a termine l'opera, contenendo la spesa, il progetto fu modificato dall'architetto Cerutti e nel 1904 il nostro bel campanile, di 96 metri, fu terminato. Tolte dal vecchio campanile le cinque campane, fuse nella fonderia di Grosio, e aggiuntene altre quattro, i lecchesi poterono  ascoltare nella notte di Natale di quell'anno un festoso concerto di nove campane a coronamento dello sforzo e del sacrificio sopportato da tutti i Lecchesi per portare a termine il loro campanile. Al 1925 risale, infine il decisivo programma decorativo a fresco di Luigi Morgari.

 

TornaReligione