I Dominatori

l primo insediamento umano nel lecchese risale intorno al 2500 a.C. con delle abitazioni a palafitta nel quartiere di Pescarenico.

Poco prima dell’anno 1000 a.C. alcune popolazioni di Galli e Celti emigrarono nel territorio lecchese per motivi di commercio. Ai Celti si richiamano alcuni toponimi locali, vedi il caso della radice bar e della scoperte della città di barra, situata sul monte Barro. Anche lo stesso nome Lecco deriva molto probabilmente dal celtico Leuki, oppure dai vocaboli indoeuropei Locas, che Capo Celtico significa campo, o Locus ,Centurione Romano che significa paese. I Celti furono un popolo evoluto e colto, che conosceva avanzate tecniche agricole, che costruì città e coniò monete, che ebbe una spiritualità molto elevata, legata al mondo della natura e delle forze cosmiche, e un grande senso dell'onore e della libertà, ed anche una civiltà che ci ha lasciato numerose testimonianze di grande abilità artistica: armi gioielli di pregevole fattura. 

Dopo la dominazione Celtica fu la volta di quella Romana che avvenne intorno al 196 a.C.: le terre del lario si arricchirono di ville patrizie. Il nome Lario deriva infatti dagli antichi romani, che lo chiamarono Larios Lacus Comancinus, o anche Lago Giardino. Giulio Cesare, ritornando vittorioso dalla Gallia, si fermò a Lecco e concesse agli abitanti del territorio la “cittadinanza romana”, elevando il borgo di Lecco a “Municipio di Roma”. Lecco era divisa in villaggi raggruppati intorno al borgo principale, però, benchè ciascun villaggio ricevesse un solo nome, al territorio rimase sempre il nome collettivo di “Leucum”, a significare un complesso di abitazioni ordinati sotto un governo comune. Dei Greci dell’Italia meridionale vennero mandati come coloni fra noi e ad essi risalgono alcuni nomi di località del lago, come Dervio o Corenno.

Nell’età imperiale abbiamo molte testimonianze della vita Romana, che conservava però forti tradizioni celtiche. Lecco era probabilmente centro di un distretto militare per la difesa del lago di Como. Da Lecco o dal suo territorio passava una grande strada militare, proveniente da Aquilea e diretta alle Alpi. Essa varcava l’Adda a sud di Lecco sul ponte di Olginate, di cui restano cinque piloni semi sommersi dall’acqua.

Gerriero GoticoTra il 489 ed il 493 d.C. fu la  volta degli Ostrogoti. Tra il 535 ed il 553 il lecchese venne interessato dalla spaventosa guerra greco – gotica e dalle devastanti ordeGuerriero Bizzantino barbariche.

Dopo un breve periodo di pace, durato solo sedici anni, i Bizantini, vincitori sugli Ostrogoti, vennero attaccati da un nuovo e più forte popolo barbarico: i Longobardi.

Nel maggio del 569 d.C. essi assaltarono il castello di Lecco, chiamato anche castello bianco a causa del pietrame bianco con cui era costruito, i bizantini opposero una forte resistenza, ma nonostante tutto il territorio passò nelle mani dei Longobardi e fu diviso in ducati e iudiciarie. I Longobardi non si occuparono solo di questioni militari, ma col sistema delle corti favorirono lo sviluppo agricolo della campagna.

Un personaggio molto importante di quel periodo fu la regina Teodolinda, che divenne un Capo Longobardomitico personaggio benefico a cui attribuire il merito di quasi tutte le buone iniziative dei secoli diGuerriero Longobardo dominazione Longobarda.

Tra la fine del V e l’inizio del VI secolo iniziarono a formarsi i primi nuclei cristiani, attestati dai vari ritrovamenti di lapidi a S. Stefano e di capselle a Garlate. Nel secolo seguente i Longobardi ariani giunsero a sconvolgere le appena costituite comunità cristiane di fedeltà romana e, solo verso il VII secolo, si assiste a un ritorno dell’ortodossia, anche in seguito all’invio di missionari del pontefice romano.

 

Nell’800 il dominio Longobardo declinò con la sconfitta del re Desiderio da parte dei Franchi.

Guerriero FrancoAnche se l’impero Carolingio ebbe breva durata, dall’800 all’887, il sistema feudale che si sviluppò in quegli anni caratterizzerò il periodo del così detto Regno Italico che va dalla deposizione di Carlo il Grosso all’incoronazione di Ottone di Savoia.

In questo periodo i Vassalli italiani acquistarono un grande potere, formando il “comitato di Lecco”. Una delle maggiori famiglie feudali fu proprio quella dei Conti di Lecco che, per un certo periodo, furono a capo di tutta la Marca Settentrionale o  Lombardo – Emilia.

Intorno al X secolo, in seguito a una rivolta delle famiglie comitali contro l’imperatore Ottone I a favore del re Berengario, subito soffocate, la corte di Lecco passò nelle mani dell’arcivescovo di Milano.

Nel 1117 scoppiò una guerra che, nei dieci anni della sua durata, coinvolse tutti i paesi del lago di Como e Lugano contro Milano. I Lecchesi presero parte allo scontro nel 1225, con una flotta di 30 navi con la quale assediarono Como e incendiarono parte della città avversaria.

 

Cavalliere VisconteoIntorno al 1400 Lecco era al centro di diverse contese tra i signori di Milano, i Visconti, e i signori di Bergamo e Brescia, i Malatesta. Di queste dispute si hanno molte prove, ma la più importante e la più vicina a noi è depositata nell’archivio della parrocchia di Acquate. Questa è una pergamena contenente un atto notarile steso da Petrus de Testis il 17 maggio 1417 per memoria della consacrazione dell’altare maggiore nella chiesa dei Santi Giorgio ed Egidio e della contemporanea riconciliazione della stessa chiesa d’Acquate e dell’annesso cimitero. L’altare era stato spostato in avanti di due braccia e arricchito di molte reliquie, tra le quali un po’ di incenso dei Magi. Fra i testimoni presenti alla cerimonia è indicato Antonius de Capellis de Placentia potestas Leuci quale rappresentante di Pandolfo Malatesta signore di Brescia, Bergamo e Lecco. Questo è forse l’unico documento che si conservi nel quale Malatesta è dichiarato signore di Lecco. Queste contese erano un continuo avvicendarsi di riconquiste e perdite del borgo e della rocca di Lecco, e di continue alleanze soprattutto con la Repubblica Veneta, con assedi che duravano anche parecchi mesi. Il principale contendente di queste dispute nei confronti del Malatesta, era il prode capitano Francesco Carmagnola mandato dai signori Visconti. Un altro documento che riporta la testimonianza del dominio Malatestiano risiede neiFante Italiano 1400 Codici Malatestiani, conservati tuttora negli Archivi di Stato, dove si trova un’annotazione sul ponte di Lecco e il castello sopra di esso, in cui si legge che nel marzo del 1409 questi venivano venduti al comune di Bergamo per la somma di lire mille. Di questo acquisto da parte di Pandolfo Malatesta non si sono trovate spiegazioni, sembra però che l’interesse era soprattutto per il castello sopra il ponte. Molte di queste battaglie avvenivano anche sul lago, infatti si trovano in vari archivi (tra cui i codici malatestiani) molte annotazioni di richieste di materiali e manodopera per riparazioni a costruzioni di nuove imbarcazioni. Uno di questi dice: "Item per spese sostenute da lui fatte per mandato del Magnifico ed eccellentissimo signore il signor nostro su proposta del signor Bartolomeo de Bagarotis nell’anno 1418, e precisamente: a ser Pietro Amelongo per un conto relativo a certe bombarde; per la riparazione di una nave grande; per 39 brente; per chiodi forniti per la suddetta nave".

Numerosi erano allora i tipi di imbarcazione da guerra: brigantini, scorabiesse, barbote, ganzezze. Quest’ultime erano molto veloci nella navigazione, superavano le scorabisce, navi lunghe e rostrate, come pure superavano le barbotte, navi di maggiore capacità. Altri tipi erano le navette, i burchielli, le barchette, le navi grandi, le navi con ponti, i redeguardi, i redeguardi grandi e i galeoni.Alcune navi da guerra portavano fino a 600 uomini. I costruttori Lariani erano molto richiesti per la loro maestria, anche all’estero.

Imperatore Carlo V°Nel 1512 nasce il patto di Teglio, seguito alla pace di Lodi che strappava a Milano la Valtellina, insinuandola nella signoria dei Grigioni.

Il Capitano di ventura Gian Giacomo dé Medici, cheSoldato Spagnolo riordinò la fortezza di Lecco, s’impadronì del luogo, coniò delle nuove monete con la sua effige con l’inscrizione conte di Lecco. Tutto questo lo fece contro il volere dell’imperatore Carlo V, il quale s’era impegnato a restituire a Francesco Sforza l’antico ducato di Milano. L’accordo che concluse in un primo tempo la contesa fra l’Imperatore e Gian Giacomo, soprannominato il Medeghino, prevedeva che al Medici restassero Lecco, la Valsassina e le tre pievi. Ma nel 1532, in seguito alle guerriglie successive, gli intrighi, le congiure, le alleanze, i tradimenti nella grande lotta di predominio sull’Italia tra Francia e Spagna, gli fu imposta la sua rinuncia ai territori di Lecco.

 

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