S. Pietro al Monte

 

Le ultime ricerche portano al sec. IX-X la costruzione della parte più antica del manufatto odierno che fu però costruito, in base a recenti scavi sotto l’altare principale, con tutta probabilità sulle    fondamenta di una chiesa paleocristiana. Incerta anche la destinazione del complesso che, comunque, assunse già in epoca medievale la funzione di convento abbaziale.

Gli affreschi perfettamente conservati, risalenti al XI secolo, ed i magnifici stucchi del Ciborio ci portano indietro di quasi mille anni e lasciano stupefatti per la maestria tecnica, testimonianza fondamentale del romanico lombardo.

In posizione strategica sulla via che dalla Valtellina immette sulla Pianura Padana, a S. Pietro non si esclude la presenza già in epoca romana di un punto di vedetta ed avvistamento militare su strade tracciate un tempo più in alto di oggi a causa della zona paludosa del lago.

Il patrimonio librario medievale del monastero, ricostruito tramite un elenco di possesso redatto sull’ultima carta di un manoscritto appartenuto a Civate in epoca carolingia e custodito alla Staatsbibliothek di Berlino (Theol. lat. fol. 564), conferma la vicinanza alla cultura d’oltralpe per la presenza di testi di cultura germanica. L’elenco conferma comunque la presenza monastica a S. Pietro risalente al XI secolo per il fatto che in loco esistevano quattro libri liturgici per le funzioni religiose quotidiane, di cui due “catenati” a causa della loro preziosità. In ogni caso la biblioteca era ricca di ben 76 volumi, con più di 90 testi. Un numero di libri notevole per un semplice romitorio. La presenza di una biblioteca convalida quindi l’esistenza di una comunità stabile dedita all’ideale benedettino dell’ “ora et labora”. Del patrimonio librario rimangono oggi solo due codici, quello menzionato custodito a Berlino: Expositio in Evangelium secundum Mattheum di Remigius Antissiodorensis, ed il codice trivulziano D 127, comunemente detto “ Messale di Civate” e custodito a Milano in Biblioteca Trivulziana.

Tra le ultime scoperte nuovi frammenti di affresco sono stati rilevati sulla parete destra della chiesa dietro il ciborio. E’ risaputo comunque fin dagli anni settanta che il prato antistante la chiesa custodisce i resti del vecchio monastero ed il cimitero del complesso.

All’ingresso si trova l’affresco della “traditio legis”, rappresentazione del passaggio del potere da Cristo agli apostoli Pietro e Paolo.

All’interno si resta subito meravigliati dalla serie di affreschi allegorici disposti secondo un ordine armonico a significare il rapporto tra fedele, tradizione e mondo del divino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’affresco più importante e maestoso è però quello affrescato nella parte superiore del muro perimetrale delle volte. Vi è rappresentato un passo dell’Apocalisse, al capitolo 12 che comincia così: “Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle...”.

Notevoli da un punto di vista artistico sono anche gli stucchi del ciborio. Sui quattro lati: la morte di Cristo, la resurrezione e gloria, la promulgazione del potere della Parola agli apostoli. All’interno del cupolono la rappresentazione del paradiso con l’Agnello pasquale attorniato dai santi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’influsso bizantino, con caratteristiche ereditate dalla mitologia greca, appare in tutta la sua bellezza nella rappresentazione di animali mitologici quali l’idra e il grifone. Straordinaria la plasticità e chiarezza del tratto ben conservato nonostante i secoli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La cripta è la parte più antica e originale di tutto il complesso ed in essa predomina l’uso dello stucco sulla pittura parietale. Tra le due colonne intarsiate di tralci, proprio dietro l’altare è racchiuso l’insieme di due scene: la crocifissione di Cristo e la morte ed assunzione di Maria. A sinistra, sotto una voltina laterale la scena della presentazione di Gesù al Tempio. Sull’altro lato, ai fianchi di una finestrella l’affresco delle vergini prudenti, in attesa vigilante.

 

 

 

 

 

 

 

 

Lo stile romanico nasce intorno al 1000: mondo antico avviato al tramonto e mondo occidentale in lenta, graduale formazione. Nei cicli di affreschi romanici vi è il Cristo “pantocratore” (Cristo re dell’universo, onnipotente). Nella chiesa di S. Pietro esistono tre rappresentazioni del Cristo pantocratore. Uno nella cappellina dei santi, uno nella cappellina degli angeli (con il libro della scrittura chiuso) ed un Cristo a figura intera nel grande affresco dell’Apocalisse. S. Pietro al Monte: Cristo pantocratore della cappellina degli angeli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il luogo è di grande suggestione e raccoglimento, la visita diretta al complesso vi darà modo di toccare con mano la maestria tecnica e di pensiero degli artisti medievali che hanno operato a Civate.

Il complesso abbaziale di Civate è raggiungibile a piedi da Civate in circa un’ora di cammino tranquillo.

 

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