La chiesa incompiuta di San Michele a Galbiate
a chiesa di San Michele, interessante esempio di architettura barocca lombarda, fu progettata nell'inoltrato Seicento
dall'arch. Attilio Arrigoni (1640-1704) uno dei principali progettisti milanesi a cavallo fra il Seicento e il Settecento. Fu progettista pure di Palazzo Sormani (ora sede della Biblioteca civica milanese) e della Chiesa di San Michele ai Sepolcri di Milano (il cimitero dell'Ospedale Maggiore) meglio conosciuto come Rotonda della
Besana.
La chiesa presenta pianta a croce greca. L'Arrigoni era stato incaricato di progettare questa Chiesa dal notaio Francesco Spreafico (1615-1682) di Galbiate che allo scopo aveva, con suo testamento, destinato metà della rendita dei suoi beni.
Solo nel 1718 si potè dare corso ai lavori sotto la direzione dell'ing. Fabrizio Sirtori, allievo
dell'Arrigoni. Un secondo lotto di lavori venne eseguito fra il 1741 e il 1743 e infine nel 1754 fu messo al coperto l"edificio, non seguendo più il progetto Arrigoni che probabilmente aveva previsto una cupola ottagonale con tiburio, ma una soluzione più economica, vale a dire un tetto a capanna secondo il progetto
dell'arch. Giuseppe Carcano. Tale tetto rovinò nel 1939 e ora la Chiesa è in uno stato di degrado, esposta alle intemperie. Ma già nel 1885, a detta dello Stoppani, si presentava "allo stato di scheletro spolpato, nido di pipistrelli, di falchi e di barbagianni e stormi di rondini".
Ci si domanda innanzitutto come mai si sia concepito un disegno così grandioso per una località isolata
che non ebbe mai più di una ventina di abitanti. La risposta è
nell'importanza che aveva assunto questa località nei lontani secoli medievali quando, a partire
dall'epoca longobarda, funzionava una Chiesetta dedicata a San Michele presso cui si seppellivano i morti delle zone circostanti, portati anche dal territorio lecchese. Per
l'imperversare di pestilenze nel Cinquecento e nel Seicento, il luogo torna ad essere meta di pellegrinaggi e processioni, diventando un crocevia importante nel territorio lecchese per il culto dei morti a cui si associava stranamente anche il momento ricreativo della sagra paesana.
L'antica chiesetta longobarda fu completamente ricostruita, su pianta ottagonale, nel 1682, su progetto dell'ing. Antonio Riva di Galbiate e il nuovo Santuario, progettato
dall'Arrigoni, ha poi inglobato questa Chiesetta a un piano inferiore a mò di cripta.
Un"altra domanda che ci si pone di fronte a questo monumento è perchè non sia stata completata internamente e non sia mai stata officiata: con il passar del tempo, era diventato anacronistico e utopistico, anche per il venir meno dei finanziamenti, realizzare, in quella remota e angusta località, un centro di spiritualità.
L'entusiasmo per coronare il progetto venne meno soprattutto a seguito della prevalenza assunta, nel Settecento e
nell'Ottocento, dal sito di San Michele come luogo ideale per feste popolari culminanti nella famosa Sagra di San Michele rimasta in auge fino al secondo dopoguerra: tale caratterizzazione in senso laico e profano faceva a pugni con
l'austerità e sacralità che aleggiava attorno a "San Michele ai Morti".
Ora si va prospettando un recupero, iniziando dalla copertura, che arresti il degrado e possa preludere a un uso culturale e sociale, recuperando invece al culto la Chiesetta
sotterranea di San Michele.