Buco della Sabbia
Il
Buco della Sabbia è una grotta carsica di basilare importanza archeologica
essendo uno dei pochi esempi di cultura eneolitica lombarda. Negli anni
sessanta, quando iniziarono le prime esplorazioni scientifiche della grotta, fu
necessario affrontare un vero e proprio sbancamento dei detriti che, cadendo
dall’alto, avevano ostruito l’ingresso.
In
questa zona per millenni trovarono rifugio animali selvatici ed uomini e durante
l’Olocene, intorno a 2500 anni fa, si
sviluppò una civiltà autoctona denominata eneolitica. Questa civiltà ha
lasciato consistenti tracce di sé nella grotta che, per un certo periodo, fu
usata come vera e propria cella funeraria. Incinerazioni di Età Romana sono
testimoniate da resti frantumati di urne in ceramica. Frammenti più antichi
risalgono però alla Tarda Età del Bronzo (2000 anni
fa)
e
una piccola necropoli appunto alla Civiltà Eneolitica (2500 anni fa) completa
di corredi funerari.
Questo testimonia una nuova
concezione della cella funeraria che rispetto al periodo neolitico assume il
valore di vera e propria abitazione del defunto. A questo scopo si muniva la
tomba di arredi, rilevati in abbondanza anche nel Buco della Sabbia. Fra questi
materiale in selce, osso, metallo. L a presenza di incisioni parietali di epoca
preistorica non ha trovato collocazione tipologica all’interna dell’ambiente
padano, né culturale, né cronologica. Il loro stato è tra l’altro
estremamente deteriorato.
Corni
di Canzo sono formati da calcari dolomitici rupestri dell’Infralias (periodo
di passaggio tra Trias e Giura circa 190 milioni di anni fa). Questi
calcari dolomitici sono duri e compatti, ricchi di conchodon e
ammoniti,
animali vivente nel mare costiero di questa zona dove alghe marine costruivano
la scogliera. I geologi definiscono "fossili guida" quei reperti che
aiutano a definire con precisione un periodo geologico. Ebbene il Cornizzolo ed
il gruppo Prasanto - Malascarpa sono
ricchissimi di fossili guida quali alghe calcaree, lamellibranchi, ammoniti,
brachiopodi e tetrapodi.
Gli
ammoniti sono ripartiti in due categorie: stenotermi (Lytoceras e Phylloceras),
legati ad ambienti con temperatura pressoché costante e quindi viventi ad una
certa profondità; euritermi, propri delle regioni neritiche, viventi cioè in
vicinanza delle coste, ed a questa categoria apparterebbero quasi tutti i
numerosi generi riscontrabili al Cornizzolo.
Uno studioso che capì da subito l’importanza geologica di questa zona fu Antonio Stoppani che percorse in lungo ed in largo il gruppo Cornizzolo - Prasanto - Malascarpa.