Il grande Leonardo a Lecco

E’ sempre stato molto sentito il problema dell’identificazione dei paesaggi di sfondo raffigurati da Leonardo da Vinci nelle sue opere. La rappresentazione di queste montagne da parte del grande maestro toscano riveste una notevole rilevanza storico-artistica, in quanto la critica è ormai concorde nel vedere nel disegno leonardesco la traduzione scientifica dell’immagine visiva, che non è più impressione della realtà ma una sua accurata documentazione. L’importanza del discorso risiede, dunque, nel fatto che Leonardo con ogni probabilità abbia raffigurato non impressioni ma immagini reali.
Leonardo ben conosceva le qualità della natura del territorio lecchese, dai picchi fantastici e dai serpeggianti specchi di acque, ora calme ed ora improvvisamente sconvolte dalle forze della natura. Il disegno non è altro che una veduta di Lecco medioevale sulla quale irrompe uno di quegli acquazzoni primaverili che noi tutti abitanti della zona conosciamo.
Di assoluta stupefazione deve essere stato l’impatto che l’Artista, nato e cresciuto fra i colli toscani, ebbe con la Lecco medioevale, in parte arroccata ai piedi del vertiginoso monte San Martino, in parte immersa nella conca compresa fra il Resegone, il Barro, il Moregallo ed i Corni di Canzo e lambita dalle acque lacustri.
Nei codici di Windsor, si rintracciano disegni di creste nevose che appartengono al paesaggio lecchese: ilCodice windsor 12410 massiccio centrale delle Grigne, visto dai Monti di Brianza da lui percorsi, oppure dall’Altopiano di Limonta; il profilo frastagliato del Due Mani e del Resegone ritratti dal Lago di Oggiono e da Garlate; e l’uragano in una valle fra i monti, che in una flottiglia di nuvole basse, radunate fra il Moregallo e il S.Martino, squassa di venti la conca di Lecco, secondo l’interpretazione di Castelfranco.
Altre montagne colpiscono Leonardo nelle loro macchie diverse, con “li sassi (che) tengono naturalmente di colore declinante in azzurro e l’aria che si interpone li fà ancora più azzurri e massime nell’ombre loro”; sembra questo l’emergere dei rilievi lariani dalle nebbie della dolce primavera lombarda.
Leonardo fu più volte in queste zone tra 1483 e 1498, vide la Brianza, si recò a Bellagio per l’ospitalità del marchesino Stanga, passò ad osservare il fenomeno del Fiumelatte, per la via di Lecco entrò nella Valsassina a vedere miniere ed officine del ferro e del rame, la mastodontica groppa della Grigna “pelata” ed altre “cose fantastiche”, tra i quali forse la cavità di tipo carsico di cui è ricca la zona delle Grigne la grotta di Moncòdeno è certamente la più curiosa: il calcare, tradizionale protagonista delle sculture sotterranee – stalattiti, stalagmiti, panneggiamenti – viene infatti sostituito dal ghiaccio che dà vita a un mondo incantato in rapido e perenne mutamento. E’ una ghiacciaia naturale, un gioiello dimenticato la cui suggestione ha per secoli attirato scienziati, esploratori e visitatori occasionali.

Sono le stesse rocce che compaiono tante volte sullo sfondo dei suoi dipinti, la Gioconda, la Madonna e S.Anna, la Vergine delle Rocce, da intendere forse solo come simboli sintetici del rapporto con la vita.
E’ bene, dunque, sottolineare ancora una volta come il fascino dei monti e dei fiumi lombardi abbia suggestionato a tal punto Leonardo da indurlo a riportare questi profili in alcune sue tavole più famose, a partire dalla “Vergine delle rocce” sino ad arrivare alla più nota “Gioconda”, con alle spalle un paesaggio che ha destato, anch’esso, controverse interpretazioni. Vi si notano il Resegone, le Grigne, i laghi. Perfino il curioso ponticello dalle tipiche arcate di misura variabile è identificabile nel ponte Azione Visconti, di architettura assai diversa dai ponti toscani.
Le osservazioni che si possono fare nella Vergine delle rocce sono i roccioni riconducibili alle guglie della Grigna settentrionale e in particolare al Sasso Cavallo e al Sasso dei Carbonari. Raffifurata a lato della spalla sinistra si può notare una piantina di Mapello (Aconicum napellus), specie prettamente endemica della Grigna Settentrionale